PSYCHONOESIS

"Spesso gli uomini confondono la realizzazione di un più ampio progetto con la gioia, mentre sono brevi e inaspettati momenti, in cui l'individuo riesce a legarsi a plurime forme che sono altro da se, ad essere più vicini a quell'inebriante sensazione"

Sicuramente influenzato da quella schiera di musicisti che del non appartenere ad alcuna parrocchia hanno fatto la loro caratteristica precipua, anche all’omonimo album d’esordio di Psychonoesis sarebbe difficile affibbiare con facilità un’etichetta.

Tanti, troppi i riferimenti: il gioco sarebbe così fuorviante da uscirne con centinaia di nomi, ma senza un’idea precisa di quanto contenuto in Psychonoesis.

 

C’è di sicuro uno sguardo attento verso quel rock colto che dagli anni ’60 ha attraversato gli ultimi quattro decenni, senza mai volersi incanalare in generi e senza mai seguire le sorti alterne che i vari generi hanno subito. C’è un grande amore per il jazz elettrico, quello che dagli anni ’70 in poi ha permesso a jazzisti e a rocker di passare impunemente da una parte all’altra della barricata. C’è un gusto tutto contemporaneo per il rumore: quello straniante dell’atonalità, del riverbero, quello che abbiamo conosciuto come white noise.

 

C’è forte la volontà di commistione di generi, ritmi e timbriche, perché i linguaggi non possono vivere in compartimenti stagni e la musica, in quanto linguaggio, vogliono esplorarla nelle sue infinite declinazioni.

E’ la scommessa che questo giovanissimo collettivo di musicisti milanesi lancia. Oggi in un album omonimo, domani, chissà, in un progetto più ampio.

Il CD è uscito il 18 febbraio 2002 per l'etichetta Rock Revelation.

Per ulteriori info

www.psychonoesis.com

 

Distribuzione esclusiva:

 

RECENSIONI

Al momento della stesura di questa recensione il disco in questione non è ancora stato pubblicato. Possiamo recensirlo in anteprima grazie ad una advanced copy fornitaci direttamente dai produttori di questo album d’esordio della giovanissima band milanese. L’anteprima è meritatissima. I PSK sono un gruppo dalle potenzialità enormi. Un suono complesso al contempo rarefatto, fatto di incroci di chitarre e trombe notturne. Difficile stabilire un nesso con un gruppo progressivo conosciuto per facilitare la comprensione di questa recensione. Azzardando potremmo parlare di una versione updated degli Henry Cow privati dei loro eccessi schizoidi, ma l’idea rimarrebbe comunque molto vaga. Alcuni episodi dell’album dimostrano che il gruppo (due chitarre, tromba, basso e batteria elettrificata) non è ancora giunto al giusto grado di maturazione. Ci sono momenti nei quali servirebbe ai PSK un buon produttore in grado di incanalare il mare di idee che frulla nella testa di questi giovanissimi ragazzi. Un difetto, quello di infilare troppe idee in pochissimo tempo, eliminabile con l’esperienza. Quando il gruppo si affranca da questo vizio e lascia il suono fluire calmo e rilassato, i risultati sono eclatanti. Si prenda ad esempio l’opener  “L’ultimo: distacco”, brano da brividi in cui tutti gli elementi sono al loro posto. Dopo un esordio molto mainstream prog, con la pubblicazione della doppia raccolta dei Cast, la giovanissima etichetta Rock Revelation ci spiazza con un prodotto non facile ma richissimo di spunti interessanti. I PSK sono la migliore rivelazione progressiva italiana di questo inizio secolo. Diamogli fiducia.

Daniele Prati, Wonderous Stories 2001


 

Ieri sera mentre si impazziva a scegliere la migliore provincia dove la mia ragazza doveva fare domanda per entrare nelle famigerate graduatorie permanenti del provveditorato, al limite della (mia) sopportazione ho messo su PSK. Si è continuato a vedere graduatorie, vedere quanti insegnati, quante scule ci sono, fare ipotesi di 'mobilità' di persone, la mia ragazza mi fa: "Chi sono questi... belli!" Io incalzo, "ma come è la solita musica che a te non fa che annoiare..." Lei risponde: " ma no è elegante è raffinata, niente forzature, rilassante... " Riferite a chi di dovere, credo che un complimento da una ragazza a cui piace solo Genesis periodo Gabriel e qualcosa dei Camel, sia una gran cosa.

Silvio Leccia, IAMRP


 

Ennesima conferma di quanto vitale, ricco e valido sia il panorama progressivo italiano. Si affacciano infatti alla ribalta di tale scenario gli Psychonoesis con un esordio in cui si mostrano subito maturi e dotati di grande personalità. In quest'album strumentale si denota la ricerca di un sound che possa risultare distintivo per via della strumentazione adottata, che vede l'assenza di tastiere, un grande utilizzo delle chitarre e la presenza costante di una tromba su un motore ritmico che cerca sempre di sorprendere. I delicati arpeggi delle chitarre acustiche si tramutano spesso in slanci elettrici crimsoniani che non perdono raffinatezza e a rendere maggiormente personale la proposta c'è questo costante impiego della tromba che sovente si esalta in spettacolari duetti con la chitarra e altre volte costruisce tessuti fatti di lunghe note. Nei dieci brani del cd gli Psychonoesis mantengono una certa compattezza nel sound e nelle timbriche adottate, mentre c'è maggiore varietà nell'esporre la propria musica (che non nasconde qualche divagazione verso il jazz), con alcune perle da ascoltare attentamente, come "L'ultimo: distacco", "Bruco esci dal buco", "Farfalla", "Fenice" e "Ritorno e andata". Tutti i brani si mantengono su ottimi livelli, anche se qua e là si può notare qualche lungaggine di troppo, che può essere vista alla stregua di un piccolo peccato veniale ben giustificabile per un gruppo al debutto. Il 2002 del prog italiano si apre quindi sotto i migliori auspici grazie a quest'album che mette sul trampolino di lancio una band che farà senz'altro parlare di sé.

Peppe Di Spirito, Arlequins